Ultima modifica: 15 Maggio 2020

I ragazzi… osservano

Dalla mia finestra posso vedere molti alberi, la casa dei miei vicini ed un filo telefonico dove di solito  si posano le mie amiche rondini.

Ogni giorno mi sveglio immersa nel cinguettio degli uccellini e sento un odore leggero, come una brezza frizzantina; sento le voci delle mie vicine che stanno giocando allegramente nella corte e mi affaccio per salutarle.

Prima dell’arrivo di questo virus tutto era diverso: mi svegliavo ogni giorno con il frastuono rimbombante di un aeroplano e poi sentivo la macchina delle mie vicine partire e non riuscivo quasi mai a salutarle; la sera il cielo era di un colore quasi rosso per lo smog, mentre adesso è pulito e si vedono molto meglio le stelle.

Da quando questo virus è arrivato qui, io vedo e sento una natura diversa dalla mia finestra.

Daria B. – I D


Dalla mia finestra si vede un paesaggio,  principalmente formato da palazzi e da lunghe e grigie strade, e si sente il rombo infinito di macchine e qualsivoglia mezzo di trasporto; ma ora tutto questo è svanito perché in alcuni momenti regna il più totale silenzio.

Dalla finestra si vede il parcheggio del condominio, che ora è l’unica via di fuga per stare fuori all’aria aperta e correre, correre come se non stesse succedendo niente; l’unica cosa a cui devi pensare sei Tu e quella brezza piacevole che ti accarezza il viso. Si vedono negozi con le saracinesche abbassate, ci sono persone con uno sguardo triste, guardano in basso, stanche, provate. Dalla mia finestra  si vedono anche degli alberi e senti, quando il sole ti abbaglia con i suoi caldi e tiepidi raggi,  il cinguettio degli uccelli; così ti rilassi ascoltando gli svariati e armoniosi suoni che nel complesso creano una melodia perfetta.

Se provi a sentire un odore sentirai un odore familiare, come se ti appartenesse, un odore di fiore molto dolce, lieve, soave.

Edoardo C. – ID


Fuori dalla mia finestra, in questi giorni di “fermo immagine imposto dal piccolo mostro”, ho notato dei grandi cambiamenti all’esterno. Come un piccolo pesce che guarda dal suo acquario, vedo, nel parcheggio, che ci sono molte più macchine del solito, ferme, ricoperte di polline, ferme e silenziose.

Gli alberi nel giardino stanno infoltendo la chioma, visto che è primavera e sono pieni di vita, infatti molti uccellini godono del privilegio di sostarci, indisturbati dai rumori cittadini. Il rumore del silenzio viene interrotto da cinguettii vari, un piccolo concerto per i confusionari umani chiusi in gabbia. Finalmente dei rumori che mi riportano un po’ in campagna dalla mia nonna!

Il prato pieno di piccole margherite e violette è abitato da gatti e, udite bene, da fagiani.

In lontananza, le due grandi ciminiere del vecchio inceneritore, oramai abbandonato, interrompono il blu del cielo. Ancora più lontano dalla mia vista, vedo le colline che, stranamente, sono più verdi o, come penso io, sono verdi come prima, ma lo smog è diminuito e si vedono meglio.

Se apro la finestra, sento l’odore dei fiori che prevale sul cattivo odore che c’è di solito. Il vento che mi arriva in faccia profuma di pulito e di odori da lui trasportati.

Qualcosa è cambiato, la natura ha ripreso il suo spazio anche in città e, ad esser sinceri, la cosa non mi dispiace affatto.

Il “mostriciattolo invisibile” ha tolto a noi umani la possibilità di muoverci,  riunirsi e stare bene, come forse noi umani la stiamo togliendo al nostro pianeta.

Chissà se questa brutta esperienza ci avrà insegnato qualcosa o se tutto tornerà come prima. Speriamo che ogni essere vivente ritrovi il suo spazio di vita nel mondo, nel rispetto reciproco.

L. N. – 1D




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