Ultima modifica: 24 Aprile 2020

Il NOSTRO 25 APRILE

Gaia e Christian condividono la loro storia familiare, che è anche la nostra Storia.

Il 25 aprile 1944, Alfredo e Enzo Rosai avevano poco più di vent’anni. Erano fratelli e morirono  tre mesi dopo,  a distanza di dieci giorni l’uno dall’altro, per difendere la nostra libertà. Noi, Gaia e Christian Nincheri, siamo i loro procugini e vorremmo parlarvi un po’ di loro.

Una mattina è venuta a scuola la zia di nostra madre Sonia Rosai, cugina di Alfredo e Enzo, per parlare con i nostri compagni di classe. Con lei c’era Franco Quercioli, che ha scritto un libro intitolato Firenze 1944. Mappa dei partigiani,* dal quale abbiamo ripreso la storia dei fratelli Rosai.

Alfredo e Enzo, erano nati nel quartiere di San Frediano, da sempre abitato da antifascisti. Il padre, Armando, era fascista, mentre lo zio Corrado (il nostro bis-nonno) era un antifascista,  più volte condannato dal Tribunale Speciale, come il nostro bis-zio Guglielmo Torniai. Per questo motivo Armando e Corrado litigavano spesso tra loro. Fu il nostro bis-nonno  Corrado ad educare Alfredo ed Enzo  alla lotta contro il Fascismo.

Alfredo nacque a Firenze il 9 novembre 1919, era un ragazzo come tanti: lavorava come tintore, amava ballare e aveva tanti amici, tra i quali  Renzo Matteucci  con cui condivideva anche la lotta politica. Furono uccisi insieme.

Alfredo faceva parte dei G.A.P. (Gruppi di Azione Patriottica); i G.A.P. si formarono dopo il 1943 ed erano delle piccole formazioni militari che operavano in clandestinità, erano formate da pochi elementi che non si conoscevano tra di loro, regola questa indispensabile per la loro sicurezza.

I G.A.P. avevano il compito di attaccare direttamente, spesso nelle vie centrali della città, ufficiali tedeschi, depositi militari e sedi di comando.

La sera del 17 luglio 1944, cinque gappisti, che si trovavano nei pressi di piazza Tasso, furono catturati dai militi fascisti e portati con  un camion  a Villa Triste, in via Bolognese. Tra questi cinque c’era anche Alfredo.

A Villa Triste c’erano uomini, agli ordini del maggiore fascista Mario Carità, che avevano il compito di interrogare con ogni metodo i prigionieri, anche con la tortura.

Alfredo fu torturato ma non tradì i suoi compagni.

La notte tra il 23 e il 24 luglio fu fucilato lungo il greto dell’Arno alle Cascine, insieme ad altri partigiani. Passarono dodici lunghissimi anni prima che i corpi venissero ritrovati. Furono anni lunghi soprattutto per le famiglie, che non persero mai la speranza di avere notizie dei loro cari. Nel 1978 fu costruita una lapide che li ricorda al parco delle Cascine.

Enzo era nato il 4 ottobre 1922, era un partigiano delle S.A.P. (Squadre d’Azione Patriottica).  La mattina del 4 agosto del 1944,  mentre era al comando di una squadra alla quale era stato affidato il compito di salvare il Ponte alla Carraia, fu ucciso da un cecchino tedesco. 

Aveva 22 anni quando morì.

Adesso è sepolto al cimitero di Soffiano, nella Terrazza dei Partigiani.

In due settimane il mio bis-nonno Corrado, perse due nipoti ai quali aveva insegnato il valore della lotta per la libertà. Si sentì in colpa per questo.

In questo 25 aprile 2020, quando, a causa di un virus, veniamo privati della nostra libertà vorremmo ricordare Gugliemo Torniai, Corrado, Enzo e Alfredo Rosai e tutti coloro che hanno combattuto perché noi potessimo essere liberi.

Christian e Gaia Nincheri, II e III D




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