Ultima modifica: 20 Dicembre 2011

3 Empatia 2009/2010 dopo la prima sperimentazione

EMPATIA

Dopo la prima sperimentazione – giugno 2010


Punti di forza emersi

  • La disomogeneità del gruppo come possibilità di interagire con chi ha prerogative diverse
  • La scelta quasi generalizzata di una metodologia di lavoro che mette in relazione i ragazzi (quasi sempre lavoro di gruppo)
  • Il fatto che al gruppo viene spesso affidato il compito di fare propri i problemi di alcuni singoli componenti e di risolverli insieme (“prendersi cura di…”)
  • In alcuni casi emerge quanto una metodologia che mette in relazione i ragazzi possa portare a risultati disciplinari migliori per tutto il gruppo classe
  • In altri casi emerge che il fatto di esplicitare l’obiettivo relazionale aiuta i ragazzi a focalizzare le loro azioni
  • La ripetizione dell’esperienza dopo una revisione di alcuni aspetti critici porta a risultati migliori
  • Coinvolgimento e partecipazione dei ragazzi con più difficoltà di espressione, di quelli meno motivati e con difficoltà linguistiche o di apprendimento
  • I ragazzi si dimostrano competenti a mediare e a gestire piccoli conflitti

 

Elementi critici emersi:

– Obiettivi scelti spesso molto generici e ampi

– La difficoltà di “partire”dei ragazzi, legata alla metodologia poco abituale (la sperimentazione andrebbe ripetuta più frequentemente)

– L’osservazione dell’attività svolta si limita a volte alla valutazione del raggiungimento dell’obiettivo disciplinare (forse necessità di criteri più circoscritti per l’osservazione durante lo svolgimento dell’attività?)

– Discrepanza fra obiettivi proposti e tempo impiegato nelle azioni educative -didattiche (obiettivi troppo ampi o generici e tempi ristretti per attuarli)

– Non era sempre chiaro in che relazione stava l’attività proposta con l’obiettivo scelto

 

Suggerimenti per un rilancio dell’attività:

  • Delimitare l’obiettivo: quale aspetto dell’empatia si cerca di trattare/allenare
  • Adeguare l’obiettivo al tempo previsto per l’attività (o viceversa)
  • Esplicitare l’obbiettivo rispetto all’empatia anche con i ragazzi
  • Chiedere ai ragazzi una valutazione finale sul raggiungimento dell’obiettivo rispetto all’empatia
  • Ripetere l’azione migliorando le proprie strategie: osservare criticamente l’andamento, riflettere sui punti deboli e su possibili miglioramenti, riprovare con modifiche, osservare criticamente l’andamento…
  • Sviluppare (rifornirsi di) una griglia per aiutarsi nel ruolo di osservatore (per esempio: Disposizione dei membri del gruppo/coppia, partecipazione dei componenti, quali interazioni, come ascoltano, come parlano? clima nei gruppi … una griglia insomma che non osserva solo le interazioni linguistiche ma anche quelle non verbali)
  • Favorire la conoscenza/scambi relazionali tra gli alunni aiuta ad allenarsi per l’empatia?
  • Sarebbe interessante raccogliere una documentazione degli elaborati dei ragazzi, là dove esistono, (scritti, foto, disegni, ecc.) o anche brevi commenti e riflessioni in itinere significative.

Anelia Cassai

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