Ultima modifica: 16 Dicembre 2011

1 – Empatia – Approfondimenti

Empatia

Empatia è la partecipazione all’emozione dell’altro. Quando mi metto nei panni dell’altro sento in me una risonanza del suo stato emozionale.

Empatia viene provocata in noi da una reazione dell’altro, dal suo comportamento o dalla sua situazione.

Per competenza empatica si intende:

  • riconoscere se stesso e gli altri come persone pensanti e come capace di sentire emozioni
  • saper vedere il punto di vista dell’altro e sapersi mettere nei panni dell’altro
  • saper riconoscere il cambiamento degli stati emotivi e le loro conseguenze
  • saper intuire la reazione dell’altro


Di solito gli uomini sono equipaggiati di antenne sensibili per riconoscere le emozioni degli altri. Questo è necessario per muoversi con sicurezza nello spazio interpersonale. Per captare le emozioni degli altri non stiamo attenti solo alla loro espressione verbale, ma si dà molta attenzione ai segni non-verbali come il suono della voce, il gesto, l’espressione della faccia. Questi segni non-verbali vengono recepiti e rielaborati prevalentemente dall’inconscio.

Lo scambio emozionale va appreso. L’apprendimento avviene già in età precoce. Prima di imparare a parlare, il bambino impara a comunicare emozionalmente con la persona di riferimento.

Empatia: approfondimenti

La parola deriva dal grecoεμπαθεια” (empateia, a sua volta composta da en-, “dentro”, e pathos, “sofferenza o sentimento”), che veniva usata per indicare il rapporto emozionale di partecipazione che legava l’autore-cantore al suo pubblico.

Nell’uso comune, empatia è l’attitudine a offrire la propria attenzione per un’altra persona, mettendo da parte le preoccupazioni e i pensieri personali. La qualità della relazione si basa sull’ascolto non valutativo e si concentra sulla comprensione dei sentimenti e bisogni fondamentali dell’altro.

Nelle scienze umane, l’empatia designa un atteggiamento verso gli altri caratterizzato da uno sforzo di comprensione intellettuale dell’altro, escludendo ogni attitudine affettiva personale (simpatia, antipatia) e ogni giudizio morale. Fondamentali, in questo contesto, sia gli studi pionieristici di Darwin sulle emozioni e sulla comunicazione mimica delle emozioni, sia gli studi recenti sui neuroni specchio scoperti da Giacomo Rizzolatti, che confermano che l’empatia non nasce da uno sforzo intellettuale, è bensì parte del corredo genetico della specie.


“Cellule neuronali del cervello, che dirigono nel proprio corpo un accadimento, per esempio un’azione o un emozione, ma che diventano attivi anche se lo stesso accadimento viene osservato presso un’altra persona, si chiamano neuroni specchio. La loro risonanza avviene in modo spontaneo, involontario e senza riflettere. Neuroni specchio usano l’inventario neurobiologico dell’osservatore, per farlo sentire, in una sorta di simulazione interna, cosa succede nell’altro che lui osserva. (…)

La genetica offre al neonato un kit di neuroni specchio che li permettono di entrare già qualche giorno dopo la nascita in azioni specchio con le sue persone di riferimento. Se però questo capitale iniziale di neuroni specchio si sviluppa in modo adeguato dipende dal suo utilizzo: vale, come per tutti le sinapsi: use it or lose it! (o li usi o li perdi!). I sistemi neuronali che non vengono utilizzati si perdono! Azioni specchio non si sviluppano da sole: hanno bisogno di un partner.(…)

La capacità di provare empatia dipende molto dal fatto se i sistemi specchio, che permettono empatia, siano stati messi a funzionare e allenati a sufficienza attraverso esperienze interpersonali . Un bambino al quale manca l’esperienza che altri, soprattutto la persona di riferimento, reagiscono alle sue emozioni, può difficilmente sviluppare una risonanza emotiva.(…)

Ricerche dimostrano che paura, tensione e stress riducono il tasso di segnali dei neuroni specchio. Appena si sente pressione o paura, tutto quello che dipende dai neuroni specchio si inceppa: la capacità di mettersi nei panni di qualcuno, comprendere gli altri e percepire le finezze. Già qui si accenna al fatto che paura e pressione fanno diminuire un’altra capacità che sfrutta il lavoro dei neuroni specchio: La capacità di apprendere. Stress e paura sono perciò controproducenti in tutti gli ambiti dove sono richiesti processi di apprendimento.”

Da: Joachim Bauer, Warum ich fuehle was du fuehlst (Perché sento cosa senti tu), Heyne, Muenchen 2006 (prof Universitario, Medico, Neurobiologo e Psicoteurapeuta) Rielaborazione di Lioba Lankes

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